Fino a una certa età ho trascorso una vita alquanto «normale», senza particolari emozioni.

Il problema è che quando ti avvicini alla fine ti vengono a far visita di notte molte vocine irritanti che bisbigliano in modo insistente:
Datti una mossa, non marcire in casa, fai qualcosadi folle, cerca di rimediare a tutto il «non fatto» della tua misera vita.
Ecco, appunto, il non fatto.
Ho impiegato più di sessant’anni per capire che io sono lì, nel non fatto.
La mia vera essenza, i desideri, l’energia e l’istinto sono conservati in tutto ciò che avrei voluto fare.
Non è bello sentirsi ripetere che hai sbagliato per una vita intera, hai speso male le tue carte e ti sei ritirato dal tavolo mentre saresti dovuto andare a vedere la giocata, anche se rischiavi di perdere tutte le fiches che avevi davanti.
Che poi mica è semplice recuperare il tempo perduto, in pochi anni devi mettere a posto un’esistenza.
Quasi impossibile. Curioso, quando inizi a capire come vanno le cose suona il gong, come se in un quiz televisivo cominciassi a fare il tuo gioco gli ultimi trenta secondi, mentre i tre minuti precedenti li hai passati a guardarti le unghie.

Roberto Pettorosso