Credo che il cinema possa veicolare forti emozioni in modo diretto, senza necessità di ulteriori strati interpretativi.
Tra queste emozioni, una delle più potenti è sicuramente la motivazione.
Certo, non tutti i film sono capolavori, ma alcuni di essi sono entrati in risonanza con il mio io più profondo, modificando, nel lasso di una scena, la mia percezione della vita.

Se si pensa alla filmografia di Scorsese c’è solo da farsi venire i brividi. è la storia del cinema.
Invece c’è stato un film visto nel pomeriggio che forse non ha fatto la storia del cinema ma che mi ha colpito parecchio.
E’ del 1979 per la regia di Martin brest ( quello che anni dopo avrebbe portato al successo la serie di beverly Hills Cop).
In italiano si chiama Vivere alla grande, ma è il titolo originale Going in style a rendergli giustizia.
E’ una storia di 3 vecchietti che vedono consumarsi il loro ultimo spicchio di vita su una panchina di Queens.

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Una panchina come tante, come quelle di Bologna, di Cagliari, Follonica ecc. La noia si fonde con l’inutilità.
I 3 vecchietti sono attori straordinari. George Burns, Art Carney e Lee Starsberg.

Per dare un senso all’inutile e dignità a un’esistenza soffocata decidono di fare una rapina a una banca.

E ci riescono pure.

Da lì si alterna un gioco sottile tra commedia e dramma, dialoghi secchi e calzanti come lo sono stati quelli del decennio in questione.

Una fotografai quasi sciatta da periferia, da canicola estiva, Hotter then july cantava Steve Wonder. e in quell’umidità afosa vengono fuori le persone e le storie.

Non so perché, ma è da un po’ di tempo che mi attraggono le storie al termine della carriera.
La vecchia terza età mi offre stimoli e riflessioni narrative che non avevo mai considerato appieno.
C’è un oceano di ricordi, di esperienze e anche di speranze che aspettano solo di essere raccontate.

E che storie lo sono già da un pezzo

roberto pettorosso